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“Se uno è perbene deve dimostrarlo”. Riflessioni su un flame su twitter

Scrivo questo post come monito a me stessa, ma anche perché voglio che ci sia agli atti una mia versione dei fatti, in caso a qualcuno interessi. E infine perché penso che sia utile interrogarsi su quello che succede.

Ieri pomeriggio Barbara Collevecchio ha fatto un tweet con lo screenshot di vari insulti e auguri di morte a Bersani comparsi in rete il 5 gennaio 2014, giorno in cui venne ricoverato e operato d'urgenza al cervello. Il senso del tweet era: "Bersani ecco con chi tu vuoi alleare, con quelli che ti insultavano così quando stavi male". Continua a leggere

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“Il bambino promesso”, romanzo di un’adozione in Kenya

Io avrei avuto paurissima anche solo di quegli insetti misteriosi che arrivano a sciami e volano in verticale contro tutte le leggi dell'aerodinamica. Non parliamo di una locusta sul comodino, o delle formiche killer, o di una macchina in panne in mezzo agli elefanti. Altro? Ok, vigilantes corrotti, meccanici imbroglioni, autisti che ti buttano giù dal pullman senza fermarsi, allarmi tsunami, attentati, avvocati, echi di guerre tribali. Otto mesi in Kenya ci vuole un coraggio da pazzi, per quanto mi riguarda. Figuriamoci andarci con un figlio piccolo, profeticamente chiamato Leone, e andarci per diventare genitori di un altro bambino. E ci sono stati anche benone, loro, invece. Continua a leggere

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Per carità, abbassate quel ditino. Sui commenti alla candidatura di Di Maio

Cerco di dirlo bene, con calma. Il punto non è tanto che, come ho provato già diverse volte a spiegare, secondo me con i grillini sbagliate tutto. Il punto è che c'è un limite oltre il quale si smette di essere comprensibili a chiunque, si diventa disonesti anche con se stessi. C'è un limite oltre il quale, se sei un giornalista, giustamente gli elettori smettono di leggerti. Se sei un politico, smettono di votarti. Magari sono anche d'accordo con te; ma non ti possono più prendere sul serio.

Allora intendiamoci. Non è che a me piaccia Di Maio, o che creda al meccanismo di quelle pseudo primarie grilline, o che apprezzi la sua prosa. Non lo voterò mai, né alle primarie né alle elezioni, Di Maio. Si può criticare Di Maio per mille motivi, o ignorarlo anche, al limite. Una sola cosa non si può dire: non si può dire Di Maio è un ignorante perché non sa che in Italia il premier non si elegge ma lo sceglie il presidente della repubblica. Continua a leggere

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A Mieli e Tabacci, sul “rancore personale” che uccide l’analisi politica

Caro Paolo Mieli, come reagiresti se io facessi un editoriale in cui affermo che i tuoi articoli sulla sinistra risentono dei tuoi problemi irrisolti con tuo padre, che fu se non sbaglio giornalista dell'Unità? Caro Bruno Tabacci, le piacerebbe se un dirigente di Articolo 1 facesse un'intervista per sostenere che le sue scelte politiche sono frutto di un vecchio trauma infantile?

Non volevo scriverlo questo post. Ma è tutto il giorno che lo rimugino e ci sto male. Così voglio dire subito questa cosa, prima di abituarmici e smettere di pensarla. Se, tra professionisti del giornalismo e tra professionisti della politica, assumiamo come elemento di analisi la categoria del "rancore personale" non c'è più nessuna politica e nessun giornalismo possibile. Non siamo troll, e non possiamo parlarci come troll. Spendere l'argomento del "rancore personale" come un elemento "normale" di analisi dei fatti politici è la morte dei nostri due mestieri. È qualcosa che avrebbe fatto inorridire tutti i nostri maestri, nel senso professionale del termine, ma anche nel senso ideale. Perché è un atto di smisurata arroganza e illiberalità; perché uccide l'interlocutore, delegittimandolo come tale. Chiude ogni dialogo. Rende impossibile il dibattito e la risposta. Così muore il giornalismo, così muore la politica. Continua a leggere

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Riflessioni su un “voto locale”. E un segretario in vacanza

Insomma, "è un voto locale". Sarebbe bello rileggersi i commenti dei renziani quando nel 2012 il Pd vinse pressoché dappertutto ma perse Parma. "Parma oscura tutto il resto", dettò la linea Debora Serracchiani. E Matteo Renzi ne approfittò per ribadire che bisognava assolutamente fare le primarie per scalzare Bersani prima della fine del mandato, perché Bersani "ci fa perdere". Cinque anni dopo, invece, il voto è locale. Anche Genova, anche l'astensionismo da record, anche la destra in rimonta: è tutto locale. E chi dice il contrario, si capisce "vuole usare il voto contro di me", l'infingardo. Mentre lui, Matteo, sta meritatamente in vacanza. Mica si vota a Firenze, è un voto locale. E poi, astuto, sa bene una cosa: che vedere lui in piazza a far campagna rischierebbe di motivare gli elettori dei partiti avversari. Un concetto che sfuggiva a un ingenuo come De Gasperi, a un Mitterrand, a un Barack Obama: tutta gente che, stolidamente, passava le campagne elettorali a far comizi. Senza rendersi conto del rischio che correva. E solo per un caso inspiegabile questi ultimi, ciononostante, qualche volta hanno vinto. Continua a leggere

Comunicazione Pd, la grillizzazione è completa. Autocitazioni varie e qualche altra domanda

Diversi colleghi nonché, a loro spese (e mi dispiace), parecchi militanti del Pd stanno prendendo dolorosamente atto che ormai la comunicazione del Pd non si distingue praticamente più da quella grillina: né nelle forme né nei contenuti, e nemmeno nel disinvolto ricorso alle tanto esecrate fake news. Perfino la mitica app Bob, la risposta renziankennedyana alla piattaforma grillina (e ti pareva) Rousseau, non è immune a quanto pare dal contagio. Continua a leggere

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Renzusconi, l’inciucio e gli argomenti ribaltabili

Nel mio ostinato e militante adalemismo - né dalemiana né anti, come spiegavo qui - di una cosa non mi capacito, nell'assistere alle crisi di nervi variamente intense che le interviste di D'Alema provocano: dell'assoluta inconsapevolezza della ribaltabilità di un certo argomentare.

Insomma, D'Alema non dovrebbe osare parlare di Renzusconi e criticare i patti tra Silvio e Matteo, perché lui è l'uomo dell'inciucio e della Bicamerale. Benissimo. Invece voi, ricapitoliamo: voi grondate indignazione da vent'anni per una crostata a casa di Gianni Letta che produsse un patto con Berlusconi sulle riforme istituzionali, poi saltato, raccontato da subito per filo e per segno dai giornali, tradotto in emendamenti la mattina dopo in una commissione bicamerale, stipulato alla presenza di tutti i principali leader politici dell'epoca. E mo' vi piace Renzi. Boh.

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Una domanda, da qui fuori dal tunnel

Non ho visto il confronto, sono fuori dal tunnel. So che quei serenissimi e distaccati utenti del web che ad ogni mio tweet sul Pd scattano come Bolt per venirmi ad avvertire che (io!) sono "ossessionata da Renzi" non ci crederanno mai, ma non ho nemmeno (ancora) letto bene i giornali. A dire il vero la maggior parte di quello che ho intravisto nei titoli e sui social mi sembra un po' triste e un po' lunare. Tuttavia, siccome le agenzie un po' per dovere professionale le guardo, volevo sapere: ma seriamente qualcuno pensa che Renzi, dopo aver ottenuto nelle primarie una sorta di mandato plebiscitario in bianco, concederà ai perdenti un referendum tra gli iscritti per decidere su quali alleanze dovrà fare il Pd in futuro?

E perché dovrebbe, scusate?

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Sono andata a letto presto

Spero di non essere l'unica che se n'è accorta: questo blogghetto è fermo da un po'. Come diceva quello, in tutto questo tempo sono andata a letto presto. E mi sono anche svegliata presto, se è per questo. Insomma avevo un po' di cose da fare, e il risultato lo trovate (anche) qui. Adesso ho un nuovo posto dove scrivere, vedete a volte a che serve farsi un blog e continuare a scrivere sempre quello che pensi, meglio che puoi.

Ci vediamo presto, anche qui.

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Alcune cose sparse sulla scissione

Sono giornate impegnative, da molti punti di vista. Ho pensato e detto delle cose; ve le lascio qui in attesa poi di metterle in ordine.

Questa è l'intervista che mi ha fatto Pierluigi Mele per il sito di Rainews. "Siamo ancora in tempo a fermare la deriva di Renzi".

Qui invece c'è il video della mia partecipazione a Otto e mezzo ieri sera con Dario Nardella, Evelina Christillin e ovviamente Lilli Gruber. "Bersani - Renzi, l'ultima sfida".

Infine, siccome ogni tanto scatta quella meravigliosa cosa che qualcuno scrive quello che stai pensando e come ti senti meglio di come lo faresti tu, faccio una cosa che non faccio mai e pubblico qui sotto un post della mia amica Monica Nardi. Perché non so come si chiamerà e quando ci riusciremo; ma noi lo rifaremo, il Pd. Continua a leggere