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“Se uno è perbene deve dimostrarlo”. Riflessioni su un flame su twitter

Scrivo questo post come monito a me stessa, ma anche perché voglio che ci sia agli atti una mia versione dei fatti, in caso a qualcuno interessi. E infine perché penso che sia utile interrogarsi su quello che succede.

Ieri pomeriggio Barbara Collevecchio ha fatto un tweet con lo screenshot di vari insulti e auguri di morte a Bersani comparsi in rete il 5 gennaio 2014, giorno in cui venne ricoverato e operato d'urgenza al cervello. Il senso del tweet era: "Bersani ecco con chi tu vuoi alleare, con quelli che ti insultavano così quando stavi male".

Barbara - che non conosco - è una provocatrice e un'attaccabrighe di Twitter, cioè una che spesso chiocciola e cerca di coinvolgere la gente in qualche flame. Non ce l'ho con lei, non è una mia nemica, a volte difende i miei avversari a volte no, di solito non interloquisco con lei, a volte sì. Ieri però vedermi sbattuti in faccia gli auguri di morte a Bersani e il ricordo di quella giornata piegato a una banale polemichetta politica contro Bersani mi ha fatto perdere la calma: è l'unica colpa che mi riconosco. Le ho scritto, a Barbara, che è un'ipocrita, che della malattia di Bersani non le importa niente e che quel tweet strumentale mi faceva schifo e mi offendeva. Tutto qui, né volgarità né insulti. Solo una parola, "ipocrita", usata nel suo senso proprio e preciso: "Simulatore di atteggiamenti o sentimenti esemplari", dice il vocabolario.

Lei ovviamente si è arrabbiata e ha iniziato a difendersi, piuttosto scompostamente, accusandomi di averla insultata in modo volgare e insultandomi ben più volgarmente a sua volta. Il suo principale argomento, ripetuto più volte, è stato "mia madre quel giorno piangeva": l'idea che forse quel giorno piangessero anche altri non l'ha mai sfiorata. Empatia, zero. Solo in serata Barbara ha riconosciuto che il suo tweet poteva avermi dato fastidio in quanto persona emotivamente coinvolta da quel fatto, e ha scritto che per questo motivo "mi perdona", strappandomi, controvoglia, una risata. Pazienza, ripeto, avrei dovuto ignorare.

A questo punto è intervenuta la famosa giornalista antimafia Federica Angeli, collega di Repubblica sotto scorta per minacce dei clan di Ostia che non ho mai avuto il piacere di conoscere né di frequentare, nemmeno via social. Chiocciolandomi, Angeli ha scritto in due tweet a Barbara che non doveva stupirsi della mia risposta, ma sorriderne, visto che aveva "fatto centro" e che il motivo della mia reazione era "evidente". A questa sconosciuta - se non per fama - interlocutrice ho risposto, come mi pare assolutamente normale, di non permettersi insinuazioni sul mio conto. E siccome ero a quel punto piuttosto arrabbiata ho aggiunto "non osi".

Qui la Angeli ha reagito:
- definendomi "persona" tra virgolette
- definendo la mia risposta uguale alle minacce del capomafia Spada (che evidentemente padroneggia perfettamente il congiuntivo)
- accusandomi di avere "minacciato" una giornalista sotto scorta
- retwittando qualunque tweet insultante sul mio conto
- pretendendo le mie scuse per averla "minacciata".

A un certo punto è intervenuta la professoressa Sofia Ventura, che educatamente ha fatto notare che certi argomenti erano un po' fuori luogo, visto che Chiara Geloni non è un capomafia ma una persona perbene. Angeli ha risposto testualmente: "Che le persone siano perbene va dimostrato". Questo tweet ha al momento più di cento like. Questo e altri tweet analoghi di Federica Angeli, durante la discussione, sono stati likati e positivamente commentati da alcuni parlamentari del Pd.

Questi sono i fatti. Le riflessioni le lascio a chi ha avuto la pazienza di leggere.

(Naturalmente ho tutti gli screenshot, anche se non mi va di postarli).