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Alcune cose sparse sulla scissione

Sono giornate impegnative, da molti punti di vista. Ho pensato e detto delle cose; ve le lascio qui in attesa poi di metterle in ordine.

Questa è l'intervista che mi ha fatto Pierluigi Mele per il sito di Rainews. "Siamo ancora in tempo a fermare la deriva di Renzi".

Qui invece c'è il video della mia partecipazione a Otto e mezzo ieri sera con Dario Nardella, Evelina Christillin e ovviamente Lilli Gruber. "Bersani - Renzi, l'ultima sfida".

Infine, siccome ogni tanto scatta quella meravigliosa cosa che qualcuno scrive quello che stai pensando e come ti senti meglio di come lo faresti tu, faccio una cosa che non faccio mai e pubblico qui sotto un post della mia amica Monica Nardi. Perché non so come si chiamerà e quando ci riusciremo; ma noi lo rifaremo, il Pd.

Se scissione sarà, verranno a dirvi, o leggerete, che è colpa della fusione a freddo. Voi però per piacere non credeteci, perché è solo una mistificazione paracula. Così come lo è quella dei comunisti polverosi e retrivi da una parte e dei giovani arrembanti e innovatori dall'altra. O lo sono i discorsi sulle vecchie appartenenze o i riferimenti culturali che non si integrano, sull'amalgama, sui democristianoni e i compagni che non si capiscono. Oppure, ancora, quella colossale cretinata dei figli che devono uccidere i padri per avere una identità o i tanti bla bla bla di chi non ha mai messo piede in una sede di partito.

Il punto non è l'incompatibilità tra le culture politiche dei grandi partiti popolari del Novecento, ma l'assenza o la pochezza di cultura politica. Non è la differenza tra valori, ma i valori che sbiadiscono in nome di smaccate e dozzinali logiche di potere, spartizioni, egotismi ipertrofici e fragilità personali.

Io ho un'idea molto chiara sul come si sia arrivati sin qui. Dirla evidentemente non toglie e non aggiunge nulla. Alcuni processi penso di averli subodorati per tempo, altri no, ma tant'è.

Quello che conta, secondo me, è che quella storia lì, quell'afflato di vera giustizia sociale e vera modernità che può nascere in Italia solo da una reale comunità di intenti tra sinistra e cattolicesimo democratico, è stata e RESTERÀ la più straordinaria e nobile intuizione della politica italiana. Quella che, sotto forme diverse, ha prodotto la breve stagione del centrosinistra nei primissimi anni '60, più tardi la sintonia tra Moro e Berlinguer in nome dell'interesse generale del Paese, da ultimo l'esperienza dell'Ulivo con la spinta europeista e quella (oggi purtroppo esaurita) per il risanamento della nostra finanza pubblica.

Una storia e un'unione sempre contrastate, sempre temutissime ora dalla destra destra, ora dai blocchi di potere, quelli sì retrivi e conservatori. È avvenuto anche in questi anni, in modi forse più sofisticati e subdoli, ma il risultato mi pare lo stesso.

Di certo, quell'afflato non si esaurirà e chi saprà restituirgli una dignità politica e culturale avrà reso un servizio al Paese in questi tempi così difficili.

Andreatta diceva a Prodi, proprio negli anni in cui entrambi pensavano per primi all'Ulivo, che l'unico vero orizzonte di ogni politica pubblica dovesse essere la ricaduta sull'ULTIMO DEI CITTADINI. Quelli che non contano niente, quelli che hanno paura, quelli che sono rimasti indietro e non ce la fanno più. Esiste oggi qualcosa di più attuale e importante di questo?