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Bagnasco, io non ci casco

È tutto così faticoso, e sbagliato. Per questo non scrivo spesso sulle unioni civili, perché il più delle volte le parole mi mancano. Quello che ho pensato ieri sera riguardo alle dichiarazioni del cardinale Bagnasco è stato più o meno: “Ma chi li consiglia certi vescovi?”, e l’ho trovato poi razionalmente spiegato in questo bell’articolo di Ugo Magri sulla Stampa di stamani.

Ci sarebbe poco da aggiungere, e però trovo tutto molto triste. Anche certe risposte al cardinale, ve lo devo dire: smargiasse e volgari. È un noto cercarogne, ma non ha torto quel mio amico che stamani, strappandomi un sorriso, ha postato su Facebook: “A me pare che abbia più diritto a dire la sua Bagnasco che Elton John”. Quello sulla legge Cirinnà è ormai diventato un dibattito in cui tutto si mescola con tutto, la stepchild adoption con l’utero in affitto, la libertà di coscienza col voto segreto, i nastrini colorati sul palco dell’Ariston con le lucette del Pirellone. Non è così che si dovrebbe approvare una legge che rappresenti uno scatto di civiltà.

Provo, con sfiducia e scoraggiamento, a dire due cose: Continua a leggere

Aridatece Fanfani. Non regalate i cattolici alla destra

Non che mi convinca del tutto l’intervista di Beppe Vacca sul Corriere di oggi, anzi. Tuttavia penso che certi turborenziani pronti a ricondurre qualsiasi obiezione alle unioni civili alla caricatura-Scilipoti e a buttare tutti gli argomenti in un unico minestrone di politica e tifoseria la dovrebbero meditare, insieme all’editoriale di Aldo Cazzullo, sempre sul Corriere. E riflettere, e poi magari dirci, se per caso – proprio loro che da giovani andavano al Family day e proprio nell’era di un papa come Francesco – non vogliano riportare l’Italia agli anni ’50.

O meglio, per la verità regalare i cattolici alla destra in Italia nemmeno negli anni ’50 era successo, a dirla tutta. Che almeno Fanfani qualche buona riforma sociale di sinistra l’ha fatta.

Perché abbraccio Giorgia Meloni, e perché doveva evitare

Cara Giorgia Meloni,

prima di tutto vorrei abbracciarti e dirti che sono felice per te, e che mi dispiace per i commenti volgari che un sacco di gente stupida e cattiva, sul web e non solo, ha fatto sulla notizia che aspetti un bambino. Come se il politicamente corretto valesse solo per le donne di sinistra, potresti pensare E invece no, fidati: vale solo per chi la pensa come loro, che sia di destra o di sinistra.

Non ci conosciamo molto, ma mi sei sempre stata simpatica e ti ho sempre rispettato, nonostante – come immagini – buona parte delle cose che dici mi faccia inorridire. Sei una delle poche persone, nella politica di oggi, che dà l’idea di avere dietro una storia, di non essersi improvvisata. Sei, si vede, una che sa cosa vuol dire parlare a una piazza, volantinare alle sette di mattina, scarpinare, darsi un’ organizzazione. Sei una che non pretende di avere sempre la risposta in tasca e di saperla trovare da sola. So per esperienza di elettrice e cittadina romana, per quanto “immigrata”, che hai saputo tenerti intorno persone vere, piene di passione, militanti nel senso pieno della parola. Inoltre non ti prendi troppo sul serio, sei spiritosa sui social e sai stare in mezzo alla gente. È la politica che mi piace, anzi è la politica – al netto ovviamente dei contenuti. Continua a leggere

Stepchild adoption, il problema del Pd è l’impotenza politica

Il Pd diviso sulla legge Cirinnà è una notizia che non riesce proprio a scandalizzarmi. La materia è complessa e storicamente controversa, e anche se è vero che nelle condizioni mutate della politica e del mondo cattolico non dovrebbe essere impossibile raggiungere una mediazione, non vedo cosa ci sia da stupirsi se in un grande partito culturalmente plurale c’è qualche difficoltà a trovarla. Io, per dire, le opinioni su questo argomento le rispetto tutte. Non presuppongo la malafede e l’eterodirezione di nessuno, e anzi mi irrito quando le sento teorizzare. Le liste di proscrizione mi fanno orrore, sempre. Penso che nel Pd non ci sia nessuno “indegno di stare in un partito di sinistra”, e nessuno che vuole introdurre il far west dei diritti. Se fossi parlamentare voterei probabilmente a favore della stepchild adoption, magari chiedendo prima al mio collega Andrea Giorgis, un costituzionalista insospettabile di chiusura mentale, in cosa consistono i suoi dubbi sulla costituzionalità del testo di cui leggo oggi sui giornali. Il Pd diviso, ripeto, è un non problema, un dato di partenza: lo stesso codice etico del partito del resto riconosce la libertà di coscienza su questi argomenti. E qui vengo al punto. Il problema invece è la ormai solita, totale, disinvolta assenza da parte del Pd di qualsiasi tentativo di gestione politica di queste difficoltà. Continua a leggere

Lettera ad Andrea Scanzi sulla questione “Lo smacchiamo”

Caro Andrea Scanzi, essere citata in un tuo post è naturalmente un onore. Tuttavia, non te la prendere, che l’anticonformista, il sagace, il brillante Andrea Scanzi – in un pezzo che pure parla di tutt’altro – ripeta a pappagallo gli argomenti più triti dei piccoli fans del renzitrollismo da social network fa specie. Sono due anni che qualunque cosa io scriva sulla rete, intelligente o stupida che sia (capita a tutti di scrivere scemenze, a volte pure apposta), arriva puntuale il commento di qualche pierino renzino, e il tenore del commento è: “Ahahaha, lo smacchiamo! Ancora parli dopo quel video che ci ha fatto perdere le elezioni! E vuoi pure dire la tua sulla comunicazione, magari!”, eccetera. Continua a leggere

Quarto e il reato di clandestinità, cioè la stessa cosa

Eppure non è difficile. Se si teorizza che un partito debba essere lo specchio della società, che debba rappresentarla risucchiandola come un’idrovora, se i parlamentari sono tali in quanto “cittadini”, se la democrazia è “uno vale uno”, se le decisioni non derivano da un sistema di valori e da un’identità condivisa ma le prende di volta in volta “la rete”, allora perché la camorra non dovrebbe approfittare dell’occasione di avere uno spazio in cui dire la sua? Di più: se si aspira a fotografare la società, tutta la società, così com’è, per quale motivo si dovrebbe essere immuni da inquinamenti e infiltrazioni di forze organizzate e saldamente presenti nella società, non solo del sud?

E se si teorizza che la politica è comunicazione, che si vince in quanto si sa comunicare (e viceversa), che un paese si governa con lo storytelling, che l’importante è puntare ogni giorno a fare bella figura sui giornali del giorno dopo, che l’immagine viene prima di tutto, allora perché si dovrebbe abolire il reato di immigrazione clandestina, anche se è dimostrato che non funziona, anche se lo chiedono i principali operatori sul fronte sociale e giudiziario, anche se è la posizione storica del tuo partito, anche se il parlamento ti ha dato un mandato ad abolirlo, quel reato, all’interno di una legge delega che tu gli hai chiesto e che sei stato tu stesso ad annunciare trionfalmente come cosa fatta diversi mesi fa?

Ho letto e condiviso molti post interessanti in questi giorni, sia sulla vicenda di Quarto che sull’odioso reato voluto dalla destra più ideologica e retriva che il governo non vuole abolire. Cito in ordine sparso quello di Michele Serra su Repubblica, quello di Marco Bracconi su Repubblica.it, quello di Marco Esposito su Giornalettismo, fino al magnifico pezzo di Luigi Ferrarella sul Corriere della Sera di oggi. Mi pare che queste due vicende abbiano in comune un fatto: la politica si consegna agli umori di giornata, il Pd e il Movimento Cinque Stelle si ingaggiano in una gara di “gnè gnè gnè” che li rende indistinguibili l’uno dall’altro, drammatica nemesi del “tutti sono uguali”, l’infausto slogan che ha fatto la fortuna del grillismo, anche perché in troppi lo hanno alimentato e in pochissimi hanno provato a contrastarlo e a dire che era solo un modo per convincerti a restare chiuso dentro casa quando viene la sera, oh se lo era.

Altro che primato della politica, altro che controllo dell’agenda. Siamo al primato dell’emozione, dell’isteria e dello slogan. Grillini o no, siamo tutti grillizzati. Uno vale uno, i ricchi decidono, i tecnici amministrano e i politici vanno in televisione. Del resto, se pensi che un partito debba assorbire la realtà senza filtri e senza idee, se pensi che l’obiettivo di una leadership sia che tutti ti dicano bravo, se rappresenti così bene il mondo com’è, perché mai dovresti riuscire a cambiarlo? Nemmeno ti conviene, cambiare il mondo.

Vale per i grillini, e purtroppo oggi vale anche per il Pd.

Il plebiscito che Renzi non vincerà comunque

Il titolo di fine d’anno, per Matteo Renzi, è “vinco il referendum o me ne vado”. Chi legge questo blog, modestamente, non ha dovuto aspettare i pensosi editoriali odierni sui rischi del plebiscito o le illuminanti riflessioni sull’astuzia di un politico che punta tutto sulle riforme per schivare le insidie di un voto amministrativo pieno di pericoli. Che Renzi volesse il plebiscito, noi, lo sapevamo già. E pure da un po’. E avevamo anche detto perché la cosa non ci convinceva.

Quello che colpisce, però, è che si trascuri una piccola considerazione: in questo modo, d’ora in poi, anche la Costituzione sarà per gli italiani una questione di “Renzi sì o Renzi no”. Non sarà un referendum sulla Carta che sta a fondamento di tutte le leggi e del funzionamento delle nostre istituzioni, ma sul presidente del consiglio pro tempore. Per questo Matteo Renzi e coloro che con lui hanno voluto questa riforma, anche nel caso probabile che vincano il referendum (e a prescindere da valutazioni che andranno fatte sull’effettiva partecipazione al voto e sul coinvolgimento degli italiani negli argomenti della campagna referendaria), alla fine avranno perso comunque. Avranno fatto approvare una riforma di piccolo cabotaggio, di corta prospettiva, di meschina motivazione. Avranno dato all’Italia “la Costituzione di Renzi”, che dividerà gli italiani anziché unirli e dare loro qualcosa in cui riconoscersi, come una Costituzione dovrebbe fare. E, la cosa peggiore, saranno stati loro a volerlo. Per spianare i gufi, pensa un po’.

Cari renziani, voi uno come Renzi non ve lo meritate

Cari renziani da tastiera, care tigri del social network, cari draghi della community, mettetevi un attimo seduti che vi devo spiegare una cosa. Mettiamo, per dire, che Matteo vada in Libano a incontrare i nostri soldati. Mettiamo che ci vada con la mimetica, peraltro poco donante e indossata malino, senza fazzoletto al collo e abbinata coi jeans (ma questo è il giudizio gufo e rosicone di un’osservatrice prevenuta e malevola, e vi prego di non tenerne conto ai fini della comprensione di questo post). Mettiamo, può capitare, che qualcuno lo sfotta un po’ sui social. Mettiamo, per esempio, che uno, o una – io, diciamo – faccia una battutina, anche scemina e nemmeno particolarmente cattiva, niente di che, su questo fatto di Renzi in mimetica.

A questo punto voi avete di fronte alcune alternative. Potete ignorarmi dall’alto della superiore capacità comunicativa del vostro capo, naturalmente a me incomprensibile in quanto limitata, prevenuta e incapace di comunicare, ma che sarà elogiata adeguatamente domattina sull’Unità da Velardi o Rondolino. Potete sfottermi a vostra volta con un qualche argomento del tipo: vedi, anche stavolta sei costretta a parlare di lui, lui ha bucato lo schermo anche stavolta. Potete fare anche voi un tweet spiritoso, casomai vi riuscisse, magari più spiritoso del mio.

Quello che non dovete mai, mai, mai fare, amici è prendermi sul serio e rovinare la mia giornata e la vostra inondandomi di notifiche nel tentativo di spiegarmi: Continua a leggere

Sindaci arancioni, bugie e battaglie da fare

Più che la lettera dei tre sindaci, mi hanno colpito le reazioni. Sintomi, gli ennesimi, della malattia di questi giorni bugiardi, di questa politica sempre più incapace di dire la verità agli altri e a se stessa. Cos’hanno detto Pisapia, Doria e Zedda, al di là di qualche riferimento forse un po’ superficiale alla Francia, al di là delle loro specifiche e legittime campagne elettorali? Che il centrosinistra per vincere – e le loro esperienze lo dimostrano – deve essere unito e aperto al civismo e alla partecipazione. Che in questo modo ha vinto in passato e può vincere in futuro.

Così avevo letto, e mi sembrava di non poter essere in disaccordo. Viste le prime reazioni, sono andata a rileggere: eppure c’era scritto proprio così, non avevo capito male. E però qualche amico “di sinistra” uscito dal Pd o tentato di farlo diceva che questo era un appello “al voto utile”, e che non ci sarebbe cascato; perché il Pd non si può più votare, perché non è più di sinistra. E all’opposto qualche altro amico “di sinistra” convertitosi al renzismo diceva che i tre sindaci avevano proprio ragione, che è così che si vince: uniti. Continua a leggere

Non ce la può fare: perché Renzi non sarà mai il segretario del Pd

“La segreteria sarà ridotta – annuncia Renzi – Così com’è oggi non serve a niente. Perché devo avere il responsabile dell’agricoltura quando ho il ministro dell’agricoltura?”
(già, e però in effetti perché devi avere una segreteria quando hai il consiglio dei ministri?)
“Si parte da qui e si passa per la Leopolda. Si è anche discusso se nel luogo simbolo del renzismo potesse per la prima volta comparire il logo del Partito democratico, creare cioè un collegamento diretto tra il segretario e il Pd, che restituisse l’immagine non di un distacco ma di una simbiosi. Alla fine si è deciso di no”.
(no ma quale collegamento per carità. si è deciso di no)
(da Repubblica di oggi, “Dalla segreteria ai circoli Renzi vuole il nuovo Pd È la missione del 2016”. Di Goffredo De Marchis)